Presentazione de Cjase dai Furlans pal mont

La cjàse dei friulani è un punto di arrivo, di riferimento, di legami parentali, di radici. È stata, in passato, motivo di sacrifici e di vanto. Il friulano ha con la casa un legame indissolubile. Figurarsi quanto valore aveva quella casa, anche modesta, che gli emigranti hanno dovuto lasciare per cercare lavoro all’estero “Un sogno – ha detto il senatore Mario Toros, presidente di Friuli nel Mondo – diventato realtà vivente”. Ieri, nel tardo pomeriggio, alla presenza di moltissime personalità, si sono aperti i cancelli della “Cjàse dai furlàns” a Villalta di Fagagna.
La “cjase” è una casa padronale di campagna, edificata nella seconda metà dell’Ottocento dai nobili Orgnani e successivamente diventata di proprietà dei conti Deciani di Udine. È stata acquistata e restaurata grazie a sostanziosi contributi di imprenditori: dall’ingegner Renato Chivilò, originario di Valeriano, titolare delle Vetrerie riunite di Colognola ai Colli; dall’industriale Luigi Papais con origini di Sesto al Reghena che, a San Paolo in Brasile, possiede tre grandi fabbriche di chiavi e lucchetti. Altri sponsor sono la Fondazione della Crup, l’Associazione industriali, la Cassamarca e l’ingegner Carlo Melzi. L’idea era stata dell’Associazione Amîs del Friuli, della quale è presidente Alberto Picotti, poi trasmessa all’ing. Renato Chivilò dal presidente del Fogolâr di Roma, dr. Adriano Degano. Essi hanno attivamente cooperato per la realizzazione dell’iniziativa.
A loro, con il sen. Toros che si è prodigato per la causa, si sono attivamente prestati l’avv. Roberto Petiziol, coadiuvato dalla dr. Barbara Romanini, ed il commercialista dr. Enzo Cainero.
C’era molta commozione, ieri, durante la cerimonia di villa Deciani che ospiterà, oltre alla sede della fondazione Onlus di Friuli nel Mondo, anche gli uffici dell’ente, una biblioteca, un centro studi sui problemi dell’emigrazione e sulle relazioni etniche, un museo dell’emigrazione e una sala per le videoconferenze.
“Dobbiamo utilizzare il progresso – ha detto Toros – perché Friuli nel Mondo possa migliorare la struttura adatta per rispondere alle attuali esigenze dell’emigrazione”. “La fine dell’emigrazione – ha continuato – ha creato un vuoto che va colmato con un ponte culturale ed economico perché l’emigrazione è la nostra multinazionale”.
Tra i presenti l’industriale Papaiz, il prefetto Fusco, l’ingegner Valduga, presidente degli industriali; Carlo Appiotti, presidente della crup; Silvano Antonini Canterin, presidente della Fondazione Crup; l’avvocato Petiziol che ha seguito la pratica; il direttore di Udine della Cassamarca; Domenico Lenarduzzi, vicepresidente di Friuli nel Mondo; Alberto Picotti, Ferruccio Clavora, monsignor Caneva, l’architetto Aldo Bernardis, l’onorevole Collavini, il dottor Adriano Degano, Romeo Fattori, Gian Alberto Tomini, industriale che operava in Ruanda ed è stato nominato ambassadôr dal Friûl, Saule Caporale, i consiglieri regionali Molinaro e Tesini, Giovanni Melchior, Ennio Benedetti, presidente della comunità collinare, Gerolin sindaco di Sesto al Reghena, con l’assessore Peressutti, Zuccato, direttore generale della Crup, Bertossi della Camera di commercio di Udine, D’Agosto, presidente del Fogolâr furlan di Mulhouse, Gino Dassi, l’architetto Elia Tomai, Bruno Chinellato, Gianni Nazzi, Maria Piccini, l’ingegner Taverna.

È stato detto che chi ama la memoria ama l’avvenire.

Silvano Bertossi
(Messaggero Veneto, 6/8/2000)