Adelina Montagnese

Il suo percorso continua a vivere attraverso la musica e le persone che ne hanno raccolto l’eredità.

Adelina Montagnese (1961–2000) è stata la fondatrice e l’anima della nostra Scuola di Musica.

A venticinque anni dalla sua scomparsa, desideriamo ricordarla attraverso tre testi significativi: due testimonianze scritte all’indomani della sua morte e una poesia composta in sua memoria.

 La sua eredità non è soltanto musicale: Adelina ha trasmesso un modo di fare scuola basato sull’entusiasmo, sull’accoglienza, sulla capacità di far crescere ogni ragazzo attraverso la bellezza della musica condivisa. Il suo stile umano e spirituale trovava una forte risonanza nella figura di San Francesco d’Assisi, di cui amava la semplicità, la gioia e il rapporto limpido con il creato. Non a caso i suoi canti prediletti erano Laudato sii e Dolce sentire, espressione di quella gratitudine profonda che portava nel cuore.

Raccogliamo qui i testi originali del (presentati come documenti storici, senza modifiche di contenuto) e alcune fotografie, perché chi non l’ha conosciuta possa avvicinarsi al suo spirito, e chi l’ha conosciuta possa ritrovarla in queste parole e in questi ricordi.

La vocazione musicale e il carisma di animatrice

Nasce a Udine il 14 agosto 1961. Vive i primi anni a Camino di Buttrio in un ambiente ricco di stimoli melodico-strumentali, offerti anche dalla locale banda musicale. Mentre frequenta l’Istituto Tecnico Femminile “Blanchini” – si diplomerà in Educazione Tecnica nel 1981 – segue regolarmente gli studi di oboe presso il Conservatorio di Udine, che concluderà con il diploma nel 1983.

Adelina non ti dimenticheremo

Non ci sembra vero che Adelina non sia più con noi, che la sua morte ce l’abbia portata via improvvisamente, tragicamente. Ci pare sempre che stia arrivando, sorridente, piena di vita. Eravamo appena rientrati da Loreto, dal Congresso Nazionale dei Pueri Cantores: quattro giorni di festa, di incontri con nuovi e vecchi amici, di concerti e del solenne pontificale nella Basilica della Santa Casa di Nazareth. Dodici ore dopo… Adelina non c’era più. Un sogno – un bellissimo sogno – svanito in un istante.

Il testo poetico “Laudato sii” nasce dalla sensibilità di un nostro caro collaboratore, Adelchi Zoratti, scomparso durante la pandemia da Covid-19 lasciando un vuoto sincero in tutti noi. Musicista, uomo di lettere e di straordinaria cultura, già presidente dell’associazione e presentatore di molte edizioni del tradizionale Concerto dell’Epifania, ha sempre scelto di operare con discrezione, dietro le quinte, pur offrendo un contributo umano e intellettuale di grande profondità.

 Questo scritto possiede una forza poetica capace di restituire Adelina nella sua verità più umana. Con sensibilità rara, egli ha saputo evocare i momenti luminosi della sua vita, ma anche la sofferenza che ne ha segnato il cammino, intrecciando tutto con quella fede semplice e salda che Adelina portava dentro di sé.

La sua riflessione, intensa e rispettosa, fonde la memoria personale con un sentire più ampio, quasi francescano, che sa riconoscere nella fragilità la sua luce più autentica.

Laudato sii, mi Signore.

Ero nei tuoi pensieri Signore
quando mi insegnavi il canto
che raduna schiere di anime ai Tuoi piedi
Fu l’aurora serena del viver mio.
      Laudato sii mi Signore
Ai primi albori suscitavi in me
bocciolo di donna amorosa
il desiderio di contagiare il mondo
con il mio – il Tuo – sorriso
      Laudato sii mi Signore
E mille canti e mille fiori fiorivano a me d'intorno
al levarsi del sole
Come rapisce la tua Musica
Come palpita la luce Tua Signore
      Laudato sii mi Signore
L’occidente non presagiva ancora
rossore di nubi al tramonto
ancora illimite azzurro offriva all’animo
canti e precipiti risse di rondini
      Laudato sii mi Signore
Poi che fu di me, di noi, Signore
chi mai osò violenza al fluire del Tempo
e poté schiantare il cielo nell’abisso
di tenebra rapinosa quando
      tremante Miserere mei Ti gridai Signore
…Ma perché un impeto d’amore
ti insegua in alto assieme a tutte le lacrime del mondo
pur nell’ultimo battito d’ali
nella sfinita luce morente
      Laudato sii
Perfino nel più nero sconforto
dove ho gettato
quanti amai e mi amano
      disperatamente… Laudato sii  Laudato sii mi Signore
Laudato sii