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Curiosità su Marco di Moruzzo

Marco di Moruzzo è molto più di un nome nei libri di storia: è un simbolo di dignità friulana, una figura quasi leggendaria e, allo stesso tempo, un personaggio ricco di dettagli sorprendenti. La sua vicenda – un nobile che si oppone all’invasore e paga con la vita – racchiude in sé elementi che la rendono unica nel panorama storico del Friuli.

Un “no” che ha fatto storia

Nel 1420, quando Udine e gran parte del Friuli si arresero alla Repubblica di Venezia, Marco di Moruzzo fu l’unico nobile friulano a opporsi apertamente all’invasione. Mentre gli altri giurarono fedeltà al Doge, lui scelse la resistenza, pagando con la vita. Questo gesto, apparentemente isolato, lo trasformò da semplice feudatario a simbolo di coerenza e orgoglio identitario: una figura che, secoli dopo, sarebbe stata riscoperta e assunta come esempio di “dignità friulana”.

Il suo titolo di Portabandiera del Patriarcato di Aquileia non era una semplice decorazione: comportava il comando delle truppe patriarchine in guerra, poteri giudiziari e la responsabilità della sicurezza delle strade. Il nonno di Marco, Federico da Odorlico, lo aveva ricevuto dal patriarca Bertrando; il padre Pileo lo trasmise poi a Marco. Essere Portabandiera significava essere, di fatto, il braccio armato e il garante dell’autorità patriarchina in una delle zone più strategiche del Friuli.

Marco non morì sul campo di battaglia, ma nelle segrete del Castello di Udine, probabilmente di malattia o strangolato. Il 19 marzo 1421 il suo corpo fu esposto e decapitato pubblicamente come monito contro ulteriori ribellioni: una sorta di “seconda condanna” dopo la morte. Mentre lui era in catene, il figlio Pileo riuscì a fuggire portando con sé il vessillo del Patriarcato, simbolo dello Stato friulano. Di lui poi si persero le tracce, ma quel gesto ha alimentato l’idea di una “bandiera nascosta” che attende di essere di nuovo innalzata.

La storia di Marco rischiò di scomparire per sempre. Per secoli rimase confinata in poche cronache e memorie locali. Poi, nel 1986, durante il restauro di un libro antico nella casa‑forte Brunelde a Fagagna, fu ritrovata una lettera nascosta tra le pagine: un testo che raccontava in dettaglio la sua vicenda. Da lì partì la riscoperta moderna del personaggio, con studi, convegni e iniziative che lo hanno riportato al centro della scena culturale friulana.

Oggi la sua figura è associata all’immagine de “L’Aquila decapitata”: un’espressione che riassume il vessillo del Patriarcato (un’aquila), la fine tragica di Marco e il destino del Friuli come Stato autonomo “decapitato” con la fine del Patriarcato. Il regista del docufilm Marcho. L’ultima bandiera ha esplicitamente accostato Marco a William Wallace (il protagonista di Braveheart): entrambi eroi “sconfitti” diventati simboli di libertà e identità nazionale. La differenza è che la storia di Marco è rimasta quasi sconosciuta per secoli, proprio nel suo territorio.

La sua vicenda è stata raccontata nel docufilm Marcho. L’ultima bandiera, co‑prodotto da ARLeF e Arte Video, andato in onda su Rai Storia il 31 ottobre 2024. Il film è in parte in lingua friulana e ha coinvolto oltre 200 persone tra attori, comparse e troupe, girando in 8 location friulane. Ogni anno, intorno al 19 marzo, si svolgono a Udine (presso le prigioni del Castello) e a Moruzzo commemorazioni civiche in sua memoria.

Anche la musica è entrata nel racconto di Marco: nel 2021, gli Amici della Musica hanno tenuto interventi musicali sia presso le prigioni del Castello di Udine (12 luglio, “Omaggio all’Aquila decapitata”) sia all’auditorium di Moruzzo (18 dicembre, serata a suo ricordo), trasformando la musica in un gesto civile di memoria. In quei momenti, le note hanno fatto da ponte tra il passato e il presente, tra la pietra fredda delle prigioni e la coscienza di una comunità.

Per approfondire

Se vuoi saperne di più sulla figura di Marco di Moruzzo e sul contesto storico del Patriarcato di Aquileia, ecco alcune risorse utili:

  • Wikipedia – Marco da Moruzzo
    https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_da_Moruzzo
  • Vivimoruzzo – Marco di Moruzzo
    https://www.vivimoruzzo.it/storia/moruzzo-nel-medioevo/marco-di-moruzzo/
  • Il Pais – “Marcho. L’ultima bandiera”: arriva su Rai Storia il docufilm su Marco di Moruzzo
    https://www.ilpais.it/2024/10/30/su-rai-storia-il-docufilm-su-marco-di-moruzzo/
  • Ghiti.it – La storia dimenticata di Marco da Moruzzo
    https://ghiti.it/it/video/la-storia-dimenticata-di-marco-da-moruzzo-che-storie/
  • Fogolâr Civic – “Giorno della Bandiera Friulana” ricordando l’alfiere Marco di Moruzzo (PDF)
    http://aquileianova.altervista.org/wp-content/uploads/2019/07/EuroAquileienses_2019i.pdf

Marco di Morus: l’ultimo alfiere del Friuli

Marco D’Arcano da Moruzzo (1375 circa – 19 marzo 1421) è stato l’ultimo Portabandiera del Patriarcato di Aquileia, unico nobile friulano a opporsi apertamente all’invasione veneziana del 1420. Catturato e imprigionato nel Castello di Udine, morì in carcere e il suo corpo fu decapitato pubblicamente come monito. La sua figura, per secoli quasi dimenticata, è tornata al centro della memoria civica friulana come simbolo di dignità e autonomia.

Un eroe “scomodo” nella storia del Friuli

Nel 1420, mentre quasi tutta la nobiltà friulana si sottometteva a Venezia, Marco di Moruzzo scelse la resistenza. Assediato nel suo castello, fu catturato, processato sommariamente e condannato a morte. Morì nelle segrete del Castello di Udine il 19 marzo 1421; il suo corpo fu esposto e decapitato in piazza per scoraggiare ulteriori ribellioni. Il figlio Pileo riuscì a fuggire con il vessillo patriarcale, ma di lui si persero le tracce.

Per secoli la sua storia rimase nell’ombra, fino alla riscoperta moderna avviata negli anni Novanta e consolidata da studi storici, convegni e iniziative civiche. Oggi Marco di Moruzzo è ricordato come “alfiere ed esempio di dignità friulana”.

2021: due momenti musicali in suo ricordo

Nel 2021, in un periodo ancora segnato dalla pandemia, la memoria di Marco di Moruzzo è stata celebrata anche attraverso la musica. Gli Amici della Musica hanno partecipato a due eventi dedicati all’ultimo alfiere del Patriarcato, portando il proprio contributo in luoghi fortemente simbolici: le prigioni del Castello di Udine e l’auditorium di Moruzzo.

12 luglio 2021 – Omaggio all’Aquila decapitata

Luogo: inferriata delle prigioni del Castello di Udine
Occasione: rimembranze istituzionali e sociali dell’alfiere friulano Marco di Moruzzo

In una cornice carica di significato storico, gli Amici della Musica hanno tenuto alcuni interventi musicali presso l’inferriata delle prigioni dove Marco fu detenuto e dove, secondo la tradizione, morì. Il titolo dell’evento – Omaggio all’Aquila decapitata – richiama il vessillo del Patriarcato e la fine tragica dell’alfiere, ma anche la rinascita della sua memoria. La musica è diventata così un gesto di raccoglimento e di continuità tra passato e presente.

18 dicembre 2021 – Serata a ricordo di Marco di Morus

Luogo: auditorium di Moruzzo
Occasione: serata a ricordo dell’alfiere friulano, su invito dell’Amministrazione Comunale

Pochi mesi dopo, il ricordo di Marco è tornato al suo luogo d’origine: Moruzzo. Nell’auditorium comunale, gli Amici della Musica sono stati chiamati dall’Amministrazione a contribuire con interventi musicali a una serata dedicata alla sua figura. Un momento di riflessione collettiva, in cui la musica ha accompagnato il racconto storico e civile di un uomo che scelse di non piegarsi.

Perché ricordare Marco di Moruzzo oggi

La storia di Marco di Moruzzo non è solo una cronaca medievale: è un invito a riflettere sul valore della coerenza, della resistenza morale e dell’identità di un popolo. Ricordarlo significa:

  • tenere viva la memoria di un Friuli autonomo e fiero;
  • riconoscere il prezzo pagato da chi si oppose all’omologazione del potere;
  • usare la cultura – e la musica – come strumento di trasmissione di valori civili.

L'Intervista a Paolo Zonta

Un ritratto intimo del Maestro Kubik tra rigore professionale e calore umano

(Intervista raccolta da Angelica Pellarini a margine del concerto del 28 marzo 2010 al Teatro Palamostre di Udine)

Domenica 28 marzo 2010, dopo il successo dello spettacolo Va' vilote puartade dal vint al Palamostre di Udine, abbiamo avuto il piacere di intervistare il signor Paolo Zonta di Ronchi dei Legionari, storico membro del Coro della Società Filarmonica "G. Verdi". Il signor Zonta ha avuto il raro privilegio di conoscere personalmente il maestro Rodolfo Kubik e di cantare con lui come solista.

Signor Zonta, come è nata la sua amicizia con il Maestro Kubik?
«Il Maestro, che visse a Ronchi da giovane, vi ritornò molte volte a partire dagli anni Sessanta. Ricordo la sua esecuzione dell’oratorio di Tomadini nel 1964, e i concerti di fine anni Sessanta con il suo coro argentino. Nel 1980, in occasione dell’Agosto Ronchese, organizzò un grande concerto a cori riuniti. Un giorno mi guardò e mi chiese in dialetto: "Arriva al si?" (Arrivi al sì naturale?). Io gli risposi di sì. Allora ci mettemmo al pianoforte, mi mostrò alcuni spartiti e iniziammo a provare. Da quel momento nacquero una stima e un’amicizia reciproca bellissima. Ho cantato con lui come solista e ha voluto dedicarmi tre canti in bisiaco e uno in friulano.»

Com'era Kubik come musicista e direttore d'orchestra sul palco?
«Quando dirigeva era severissimo, estremamente esigente. Aveva delle mani piccole, ma quando si sedeva al pianoforte capivi immediatamente che era nato per quello. Riusciva a trarre dallo strumento suoni dolci e melodiosi che regalavano emozioni indescrivibili. Questa sua severità sul lavoro non era apprezzata da tutti, ma da me sì. Ho sempre pensato che più i maestri sono severi e rigorosi, migliori saranno i risultati che si riescono a ottenere con la disciplina.»

E com'era invece nel privato, a tu per tu?
«Nel privato era l'opposto: una persona squisita, dolcissima, sempre con il sorriso e uno sguardo accogliente. Conservo ricordi meravigliosi delle cene a casa mia. In una lettera che scrisse a mia moglie dall'Argentina si percepisce tutta la sua straordinaria sensibilità e la ricchezza del suo animo, la stessa sensibilità che gli ha permesso di comporre musiche così meravigliose. Dopo le prove ci piaceva andare a bere un bicchiere insieme. Lì si rilassava e ci raccontava storie bellissime sulla sua terra, sulla musica, o sugli zingari — che pur non sapendo leggere lo spartito riuscivano a trarre dal violino suoni divini. Ma raccontava anche della miseria nera che aveva vissuto e di quanto avesse sofferto per la lontananza dalla sua famiglia.»

Ci può raccontare un aneddoto particolare che descrive bene la sua sensibilità?
«Certamente. Eravamo alle prove per l'Agosto Ronchese e c'erano molti cori riuniti. Tra questi c'era un gruppo di ragazze che cantava in maniera del tutto spontanea, senza alcuna preparazione tecnica. Il Maestro si accorse di loro, decise di interrompere le prove generali e andò a dedicarsi interamente a quel gruppo di ragazze. Dopo pochissimo tempo, grazie alla sua guida e alla sua empatia, quelle voci spontanee si trasformarono in un coro di angeli. Questo era il vero miracolo del Maestro Kubik.»

coro e orchestra

Il soffio del vento che unisce Friuli e Argentina

La magia di "Va' vilote puartade dal vint": la commedia dell'emigrazione e l'omaggio degli Amici della Musica

Benvenuti nella pagina dedicata a "Va' vilote puartade dal vint" (Va', villotta, portata dal vento), la straordinaria commedia musicale del maestro Rodolfo Kubik. Questo progetto, nato dalla passione e dalla cura del Centro Culturale "Amici della Musica", vuole riproporre al pubblico un'opera di inestimabile valore storico, musicale e sociale, celebrando l'unione profonda tra la terra friulana e l'Argentina attraverso il filo magico del canto popolare.

Che cos'è "Va' vilote puartade dal vint"?

Composta negli anni '60 dal maestro Kubik come omaggio alle varie comunità friulane dell'America (in occasione dell'81° anniversario della colonizzazione del Chaco argentino) e pubblicata nel 1981, l'opera è una commedia musicale che raccoglie e rielabora magistralmente 37 motivi popolari friulani (villotte). Le villotte sono state elaborate per doppio coro, solisti e orchestra, esaltandone l'espressività e la raffinatezza tecnica.

Al centro dell'opera vi è la dolce storia d'amore a lieto fine tra Mariute e Tunin. Una storia semplice, simile a quella di tante famiglie costrette a emigrare oltreoceano in cerca di un futuro migliore. Mariute deve partire per l'Argentina insieme alla madre Anute, richiamata dal padre Milio. Il distacco dal suo amato Tunin e dalla sua "mari-tiare" (madre terra) è straziante. Attraverso questa vicenda, la commedia mette in luce le sofferenze, le privazioni e il dolore dell'abbandono degli affetti più cari causati dall'emigrazione. Tuttavia, il lieto fine — con il ricongiungimento dei due innamorati dopo anni di lontananza e di guerra in Italia — dimostra che la distanza non può spezzare i legami più profondi, ma può anzi renderli ancora più saldi.

Il Progetto degli "Amici della Musica"

L'Associazione Centro Culturale "Amici della Musica" (fondata nel 1986 e da sempre impegnata nella diffusione dell'educazione musicale), sotto la direzione artistica del maestro Orfeo Venuti, ha ideato, progettato e organizzato questo spettacolo con un obiettivo ambizioso: far conoscere alle nuove generazioni la storia del proprio paese, trasmettendo i valori di sacrificio, semplicità e sincerità dei nostri avi.

Per proporre questo spettacolo al pubblico, l'Associazione ha collaborato attivamente con diverse eccellenze del panorama musicale, corale e giovanile regionale, riunendo:

  1. Il Coro S.A.F. (Società Alpina Friulana) di Udine, diretto dal maestro Andrea Toffolini.
  2. Il Coro misto della Società Filarmonica "G. Verdi" di Ronchi dei Legionari, diretto dalla maestra Diana Mian (un'unione dal forte valore simbolico, poiché la filarmonica fu rifondata nel primo dopoguerra proprio dal maestro Kubik).
  3. Il Gruppo Strumentale "Santa Margherita" di Martignacco, diretto dal maestro Orfeo Venuti.
  4. Il Coro Pueri Cantores "In Dulci Jubilo" di Fagagna, diretto dalla maestra Luisa Spangaro (che ha affiancato la produzione in tappe significative del progetto).

Il ruolo di maestro concertatore è stato affidato al maestro Andrea Toffolini. Lo spettacolo originale si divide in due parti:

  • Prima parte: Dedicata alla terra d'adozione di Kubik, la Bisiacheria. Vengono eseguiti sei splendidi cori d'amore su testi del celebre poeta bisiaco Silvio Domini. Tre brani eseguiti dal Coro S.A.F. (Al me gril, Canone infinito a 4 voci, Sotonote de lulio) e tre dal Coro "G. Verdi" (Vermean, Vizilia di una volta, La cavra).
  • Seconda parte: Propone una ricca sintesi della commedia musicale Va' vilote puartade dal vint. I canti corali e orchestrali si alternano alla recitazione di brani teatrali, ricreando l'atmosfera nostalgica del tempo. Il quadro storico, musicale e sociale è completato e arricchito dai curiosi e puntuali interventi illustrativi del dott. Paolo Pellarini sull'emigrazione friulana in Argentina all'inizio del Novecento, e dalla conduzione del dott. Piero Pinosa.

Date e luoghi delle repliche

Di seguito sono riportate le tappe principali del nostro tour:

  • 3 Dicembre 2006 – Auditorium "Riedo Puppo", Scuola Primaria di Moruzzo Concerto speciale nell'ambito del progetto "Cjantà e sunà par furlan", con l'esibizione del Gruppo Strumentale "Santa Margherita" e del coro giovanile Pueri Cantores "In Dulci Jubilo" di Fagagna.
  • 28 Marzo 2010 – Teatro Palamostre, Udine In collaborazione con la prima circoscrizione Udine centro, serata speciale in memoria di Gigi Grassi (storico presidente e anima del Coro S.A.F.).
  • 27 novembre 2010 – Chiesa Parrocchiale di Carpacco, Dignano (UD) Esibizione d'insieme del Gruppo Strumentale "Santa Margherita" e del coro giovanile Pueri Cantores "In Dulci Jubilo" di Fagagna.
  • 3 dicembre 2010 – Chiesa Parrocchiale di Ronchi dei Legionari (GO) Esibizione d'insieme del Coro S.A.F., del Coro "G. Verdi" di Ronchi e del Gruppo Strumentale "Santa Margherita" in ricordo di Rodolfo Kubik a 25 anni dalla scomparsa.
  • 23 Ottobre 2011 – Teatro Comunale, Monfalcone L'ultima delle cinque repliche di successo, organizzata dal Fogolar Furlan di Monfalcone, che ha visto la straordinaria partecipazione della figlia di Kubik, la musicista Julieta Kubik de Habjanič.

Cosa impareremo al DrumDay?

In anteprima l'indice della dispensa del M° Paolo Cerlati

Per tutti coloro che si stanno chiedendo cosa sperimenteremo concretamente durante il weekend dell'8 e 9 agosto 2026 al Parco di Villa Orgnani, siamo felici di svelare in anteprima il contenuto della ricchissima dispensa (oltre 30 pagine di materiale!) curata dal M° Paolo Cerlati.

La dispensa, che verrà consegnata a tutti i partecipanti, non è un semplice manuale, ma un vero e proprio viaggio metodologico, filosofico e musicale che intreccia la riflessione sul tempo, il ritmo etnico e la sperimentazione contemporanea.

Ecco una panoramica dei contenuti che attraverseremo insieme:

1. Frammenti sul Tempo (Riflessioni e Pedagogia)

Un'introduzione al concetto di "tempo-spazio-ritmo" che unisce scienza, poesia, filosofia e movimento corporeo:

  • Il nostro spazio-tempo nell’universo
  • Samantha Cristoforetti in orbita
  • Ti auguro tempo
  • Andare lenti, pensare a piedi
  • Tempo liscio - Tempo striato

2. Tradizione Africana (Poliritmie e Canti)

Il cuore pulsante del ritmo: brani e strutture della tradizione africana da esplorare con tamburi, percussioni e voce:

  • Mongosiye
  • Ritmo di Sabar
  • Aayoo Nenne
  • Gnama Gnama Si Kongo
  • Re di Pietra
  • African Welcome Piece
  • Bombè
  • Sunu Rew

3. Brani Etnici dal Mondo

Dalla vocalità balinese alle sonorità persiane e sudamericane:

  • Ketjak (la celebre vocalità ritmica balinese)
  • Progressione per Zarb
  • Samba Verbale
  • Sambabambini
  • Tum Samba

4. Musica Contemporanea, Body Percussion e Gioco

La sperimentazione ritmica moderna, tra grandi classici del Novecento, coordinazione e sonorità metropolitane:

  • Clapping Music (di Steve Reich)
  • Gesti Metropolitani
  • Giocoagogico
  • Footing Handing
  • Il Dittatore
  • Nanenana per non dormire
  • Klangmaster
Paolo Cerlati

C. V. Paolo Cerlati

 

Musicista, ha fatto parte di alcune formazioni musicali professionali dell’area della popular music partecipando ad eventi radiotelevisivi e discografici in vari contesti.

Dal 1978 ricerca nei diversi ambiti della relazione musicale e nel 1983 progetta e realizza

l’Atelier di Musica di Biella spazio di sperimentazione-scambio-confronto-gioco che ha diretto fino al 2014. 

Dal 1986 è docente ai corsi di musicoterapia, nell'area musica d'insieme, istituiti dal Centro di Educazione Permanente della P.C.C. di Assisi ed in quest’ambito insegna ed ha insegnato:

- al Corso Triennale di Musicoterapia del C.M.T studi e ricerche di Milano

- alla Scuola Triennale di Musicoterapia di Torino

- al Corso Triennale di Musicoterapia Stratos di Bari

- alla Scuola Biennale di Musicoterapia Ara Magis di Roma e Catania

- alla Scuola Biennale di Musicoterapia di Grosseto

- alla Scuola di Musicoterapia Dinamica di Firenze

- alla Scuola Triennale di Musicoterapia del Centro Artiterapie di Lecco.

- alla Scuola di Musicoterapia “Anni Verdi” di Roma

- alla Scuola di Atiterapie Artedo di Novara

Dal 2013 è Direttore Scientifico del Biennio di Specializzazione di Musicoterapia in Oncologia e nelle Cure Palliative promosso dalla Fondazione Edo ed Elvo Tempia di Biella.

Dal 1990 al 2012 ha tenuto laboratori musicali rivolti a persone seguite dal Centro di Salute Mentale dell'Ospedale di Biella collaborando con il Direttore del Dipartimento Dottor Emanuele Lomonaco.

Da molti anni tiene corsi di aggiornamento-formazione rivolti a studenti, insegnanti ed educatori per vari enti ed istituzioni:

Università di Bologna – Università di Zaragoza – Conservatorio di Como - Conservatorio di Lecco - Conservatorio di Cuneo - CSMDB (Centro Studi Maurizio Di Benedetto) – S.I.E.M (Società Italiana per L’Educazione Musicale) – O.S.I. (Orff-Schulwerk Italiano) - SGAI (Società Gruppo Analitica Italiana) di Torino – Save the Children …

E’ autore e compositore di musiche dedicate all’infanzia ed è’ stato l’ideatore del primo festival dedicato all’età evolutiva: “Bi come Bambini” (2008) promosso dalla Regione Piemonte, dalla Provincia e dalla Città di Biella.  Dal 2008 al 2012 è stato consulente didattico-pedagogico della Casa Editrice De Agostini di Novara per le pubblicazioni rivolte ai bambini della scuola primaria.

 

Pubblicazioni

Il modello-metodo che guida il suo lavoro teorico-pratico è il pensiero complesso, di processo e di rete ed è da questo sguardo che nascono le sue attività e le sintesi che hanno prodotto le sue pubblicazioni:

D. Albarello, P. Cerlati, E. Strobino, La bottega dei segni, Città di Biella 1986
P. Cerlati, E. Strobino, D. Vineis, Il canone. Materiali e progetti per l’attività didattica, Edizioni Suvini Zerboni, Milano 1987
P. Cerlati, E. Strobino, D. Vineis, ...E l’aria ascolterà, PCC, Assisi 1989
P. Cerlati, G.P. Pini, M. Prinetti, Viva la musica, PCC, Assisi 1992
P. Cerlati, D. Albarello,  Abitare i suoni, PCC, Assisi 1995
P. Cerlati, Cantare la vita, PCC, Assisi 1998
P. Cerlati, Oh issa. Uno spettacolo musicale in scatola di montaggio, PCCC, Assisi 2002
P. Cerlati, E. Strobino, D. Vineis, Agorafonia, in Enrico Strobino, Maurizio Vitali, Suonare la città, FrancoAngeli,  Milano, 2003
Paolo Cerlati, Gattinando, Comune di Gattinara, 2003
P. Cerlati, A. Garello, G.C. Pini, M. Prinetti, Atelier di musica. Suoni, simboli e segni da reinventare, ETS, Pisa, 2005

P. Cerlati, Intrecciare: la musica nella pluralità dei linguaggi in M. Piatti (a cura di), Saperi artistici e mutamenti sociali: attualità di Gianni Rodari, Edizioni del Cerro, Tirrenia, 2008
M. Amoia, P. Cerlati, Musicarte, De Agostini Scuola, Novara 2009 (libro di testo per la scuola primaria)
 M. Amoia, P. Cerlati, Matì. Arte e musica, De Agostini Scuola, Novara 2010 (libro di testo per la scuola primaria)

P. Cerlati, S(u)ono-corpo, in Il dialogo interdisciplinare in musicoterapia, Il possibile contributo delle neuroscienze, (acura di) P.L. Postacchini, M. Spaccazocchi, Cittadella editrice, Assisi 2012

P. Cerlati, F. Crivelli (a cura di), Musicoterapia in oncologia e nelle cure palliative. Prendersi cura con uno sguardo sistemico-complesso, FrancoAngeli, Milano 2015

P. Cerlati, E. Cimma, La musica è un cavallo a dondolo ... (...anche), Collana didattica OSI, Lilium, Brescia 2018

M. Cappelletti. P. Cerlati, La musica si tuffa nell'acqua. Idrophonie sorridenti, Collana didattica OSI, Lilium, Brescia 2022

 

Articoli su Musicheria net.

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Tra Corpo, Spazio e Suono: il successo del "DrumDay – Festa del Ritmo" a Villa Orgnani

Si è concluso con un’ampia risposta di pubblico e grande entusiasmo il seminario-laboratorio intensivo "DrumDay – Festa del ritmo", ospitato negli spazi del parco di Villa Orgnani e promosso dall'Associazione Amici della Musica di Fagagna.

L'iniziativa, incentrata sul trinomio "tempo-spazio-ritmo", ha visto la docenza del M° Paolo Cerlati, pedagogo, musicista e formatore di rilevanza nazionale, che ha guidato un gruppo eterogeneo di partecipanti — tra docenti, educatori, musicisti e appassionati — in un'articolata esplorazione della ritmica e della percezione corporea.

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FdM 2026
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Note, sorrisi e un’energia travolgente: la FESTA DELLA MUSICA è stata, com’è giusto che sia, semplicemente magnifica.

Tanta gente immersa in un clima di musica, colori, bancarelle, fiori e bandiere: un regalo immenso. Il parco, con quel colpo d’occhio straordinario, esprimeva un vero senso di gioia, comunità e condivisione. E la musica è stata il filo che ha tenuto tutto insieme.

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Giovani artisti per l’Africa

Concerto solidale – Martignacco, 20 settembre 2025

 

Sabato 20 settembre 2025, alle ore 20.30, la Chiesa di Santa Maria Maggiore di Martignacco ospiterà un evento speciale: il concerto solidale Giovani artisti per l’Africa.

Protagonisti della serata saranno il Coro “Croma col Punto”, diretto da Orfeo Venuti, e cinque giovani musicisti friulani che si stanno distinguendo per talento e passione: Arianna Domini (flauto), Matteo Pettenà (pianoforte), Stella Padrini (violoncello), Gaia Padrini (pianoforte) ed Edoardo Venuti (pianoforte e fisarmonica). Accanto alle loro esibizioni solistiche e cameristiche, il coro proporrà pagine di grande suggestione tratte dal repertorio contemporaneo e internazionale.

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