Curiosità su Marco di Murus

Curiosità su Marco di Moruzzo

Marco di Moruzzo è molto più di un nome nei libri di storia: è un simbolo di dignità friulana, una figura quasi leggendaria e, allo stesso tempo, un personaggio ricco di dettagli sorprendenti. La sua vicenda – un nobile che si oppone all’invasore e paga con la vita – racchiude in sé elementi che la rendono unica nel panorama storico del Friuli.

Un “no” che ha fatto storia

Nel 1420, quando Udine e gran parte del Friuli si arresero alla Repubblica di Venezia, Marco di Moruzzo fu l’unico nobile friulano a opporsi apertamente all’invasione. Mentre gli altri giurarono fedeltà al Doge, lui scelse la resistenza, pagando con la vita. Questo gesto, apparentemente isolato, lo trasformò da semplice feudatario a simbolo di coerenza e orgoglio identitario: una figura che, secoli dopo, sarebbe stata riscoperta e assunta come esempio di “dignità friulana”.

Il suo titolo di Portabandiera del Patriarcato di Aquileia non era una semplice decorazione: comportava il comando delle truppe patriarchine in guerra, poteri giudiziari e la responsabilità della sicurezza delle strade. Il nonno di Marco, Federico da Odorlico, lo aveva ricevuto dal patriarca Bertrando; il padre Pileo lo trasmise poi a Marco. Essere Portabandiera significava essere, di fatto, il braccio armato e il garante dell’autorità patriarchina in una delle zone più strategiche del Friuli.

Marco non morì sul campo di battaglia, ma nelle segrete del Castello di Udine, probabilmente di malattia o strangolato. Il 19 marzo 1421 il suo corpo fu esposto e decapitato pubblicamente come monito contro ulteriori ribellioni: una sorta di “seconda condanna” dopo la morte. Mentre lui era in catene, il figlio Pileo riuscì a fuggire portando con sé il vessillo del Patriarcato, simbolo dello Stato friulano. Di lui poi si persero le tracce, ma quel gesto ha alimentato l’idea di una “bandiera nascosta” che attende di essere di nuovo innalzata.

La storia di Marco rischiò di scomparire per sempre. Per secoli rimase confinata in poche cronache e memorie locali. Poi, nel 1986, durante il restauro di un libro antico nella casa‑forte Brunelde a Fagagna, fu ritrovata una lettera nascosta tra le pagine: un testo che raccontava in dettaglio la sua vicenda. Da lì partì la riscoperta moderna del personaggio, con studi, convegni e iniziative che lo hanno riportato al centro della scena culturale friulana.

Oggi la sua figura è associata all’immagine de “L’Aquila decapitata”: un’espressione che riassume il vessillo del Patriarcato (un’aquila), la fine tragica di Marco e il destino del Friuli come Stato autonomo “decapitato” con la fine del Patriarcato. Il regista del docufilm Marcho. L’ultima bandiera ha esplicitamente accostato Marco a William Wallace (il protagonista di Braveheart): entrambi eroi “sconfitti” diventati simboli di libertà e identità nazionale. La differenza è che la storia di Marco è rimasta quasi sconosciuta per secoli, proprio nel suo territorio.

La sua vicenda è stata raccontata nel docufilm Marcho. L’ultima bandiera, co‑prodotto da ARLeF e Arte Video, andato in onda su Rai Storia il 31 ottobre 2024. Il film è in parte in lingua friulana e ha coinvolto oltre 200 persone tra attori, comparse e troupe, girando in 8 location friulane. Ogni anno, intorno al 19 marzo, si svolgono a Udine (presso le prigioni del Castello) e a Moruzzo commemorazioni civiche in sua memoria.

Anche la musica è entrata nel racconto di Marco: nel 2021, gli Amici della Musica hanno tenuto interventi musicali sia presso le prigioni del Castello di Udine (12 luglio, “Omaggio all’Aquila decapitata”) sia all’auditorium di Moruzzo (18 dicembre, serata a suo ricordo), trasformando la musica in un gesto civile di memoria. In quei momenti, le note hanno fatto da ponte tra il passato e il presente, tra la pietra fredda delle prigioni e la coscienza di una comunità.

Per approfondire

Se vuoi saperne di più sulla figura di Marco di Moruzzo e sul contesto storico del Patriarcato di Aquileia, ecco alcune risorse utili: